Le imprese italiane continuano a pagare l’elettricità molto più delle concorrenti europee: 114 euro per megawattora nei primi dieci mesi del 2025, contro 87 in Germania, 65 in Spagna e 61 in Francia, secondo Unioncamere. “Questo divario ci mette in svantaggio competitivo”, commenta il presidente Andrea Prete.
Il problema deriva anche da scelte passate, come l’abbandono del nucleare e le difficoltà nell’importazione di gas. La soluzione passa dall’indipendenza energetica: fotovoltaico, eolico, idroelettrico e nucleare, con il sostegno alle comunità energetiche rinnovabili e all’eolico offshore, sono le priorità indicate da Unioncamere.
Ma l’energia non è l’unico freno: il mismatch tra domanda e offerta di lavoro costerà all’Italia circa 44 miliardi di PIL nel 2024-2025. Le figure più richieste sono tecnici informatici, ingegneri, STEM e manutentori specializzati. La fuga dei talenti verso l’estero è legata a stipendi e opportunità di crescita più rapide.
Per sostenere le piccole imprese, Unioncamere promuove nuovi strumenti di finanziamento come mini bond e crowdfunding, mentre la priorità resta la sburocratizzazione. “Autorizzazioni rapide, come nelle zone economiche speciali, sarebbero un booster per le imprese italiane”, conclude Prete.





